Artigiani e rappresentanti di piccole imprese nell'area transfrontaliera si sono incontrati a Chiavenna per discutere del Centro puntoBregaglia in costruzione a Vicosoprano, presentato quale esempio innovativo di cooperazione fra imprese.
Il 16 novembre scorso, numerosi membri dell'Unione artigiani della Valchiavenna e rispettivamente dell'Associazione artigiani e commercianti della Bregaglia hanno avuto l'opportunità di (ri)ascoltare le motivazioni e i presupposti concettuali del Centro, che diventerà sede di aziende con segreteria in comune, con possibilità di formazione sia quale apprendistato per giovani sia quale aggiornamento professionale per adulti.
Il moderatore della serata, Stefano Coldagelli, presidente dell'Unione artigiani della Valchiavenna, si è molto rallegrato della recente nascita dell'Associazione artigiani e commercianti della Bregaglia, e ha auspicato un incremento delle relazioni fra i piccoli imprenditori di qua e di là del confine.
Il dialogo era iniziato con il progetto Interreg III A «Imprese e professioni innovative nell'area transfrontaliera», ora ufficialmente concluso, il quale, come ha dichiarato nel suo intervento Bianca Maria Gadola, assessore alle attività produttive della Comunità Montana Valchiavenna, ha portato ottimi frutti che oggi ancora si raccolgono.
Nel dibattito è emerso che le diffidenze iniziali fra titolari di aziende concorrenti, diffidenze per le quali si era pensato di stilare un codice etico di comportamento, sono in gran parte superate. Tuttavia molti problemi, dovuti alle legislazioni diverse nei due paesi, esistono tuttora e c'è dunque ancora del lavoro da fare per affrontarli insieme.
Uno di essi, evidenziato da Luca Giovanoli, presente all'incontro in qualità di membro del Consiglio puntoBregaglia SA, è che le imprese valchiavennasche trovano lavoro in Bregaglia, favorite dai prezzi più bassi che possono applicare, mentre le imprese bregagliotte sono attrattive verso i lavoratori specializzati della Valchiavenna, a motivo degli stipendi più alti che possono offrire. In parole povere, le imprese italiane possono «rubare» il lavoro a quelle svizzere, mentre quelle svizzere possono «rubare» la manodopera qualificata a quelle italiane.
In conclusione, nonostante i problemi, era evidente un'avviata collaborazione, e il desiderio di andare avanti in questa direzione e di utilizzare insieme il nuovo Centro.

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