Il gruppo di ragazzi e ragazze bielorussi è partito, con le due accompagnatrici, dopo tre settimane di soggiorno in Bregaglia. Ancora oggi, a distanza di diciannove anni dall'incidente alla centrale atomica di Cernobyl, gli effetti delle radiazioni si fanno sentire a causa del materiale radiattivo disperso nel territorio. Per questa ragione ancora oggi è molto utile offrire ai ragazzi in crescita soggiorni in ambienti più sani e alimenti non contaminati.
La permanenza dei bielorussi in Bregaglia ha coinciso con quella in Val Poschiavo ed è stata organizzata dal Gruppo ecumenico di aiuto umanitario. Come l'anno scorso, le ragazze e i ragazzi hanno abitato nella casa parrocchiale cattolica di Promontogno. Circa 40 bregagliotti/e hanno collaborato – chi più, chi meno – per le attività quotidiane: diverse donne si sono avvicendate nella cucina, altre hanno lavato i panni; c'è chi ha portato i ragazzi/e a fare escursioni, chi ha fatto con loro attività manuali, chi ha giocato... e tante altre cose.
Domenica sera c'è stata una piccola festa di addio, alla quale sono stati apportati diversi contributi: gli ospiti hanno preparato una minestra tipica del loro paese e hanno cantato alcune canzoni, fra cui il loro inno nazionale, e recitato alcune poesie. L'accompagnatrice più anziana ha raccontato in poche frasi la storia recente della Bielorussia, e ha avuto parole di apprezzamento per questo contatto in un paese straniero, sostenendo che se ci fossero più occasioni del genere fra i popoli, si potrebbero evitare le guerre e il mondo sarebbe migliore. Da parte svizzera, sono stati preparati piatti particolari, che hanno dato alla cena un carattere speciale, d'occasione.
Rodolfo Maurizio ha sottolineato che anche per gli ospitanti una situazione come questa è una bella occasione per conoscersi meglio nella collaborazione. I ragazzi e le ragazze hanno detto ciascuno ciò che è piaciuto di più delle tre settimane; ecco alcune delle loro preferenze: lo spartiacque d'Europa, le marmitte dei giganti, il teatro con Piero Del Bondio, le montagne, la cucina svizzera... L'accompagnatrice più giovane, che ha sempre camminato malvolentieri e con fatica, ha dichiarato: «Quando io vado a lavorare da casa mia prendo sempre l'autobus per fare due sole fermate. Ho pensato che da ora in poi andrò a piedi!».
Sono state cantate, tutti insieme, due canzoni che erano state insegnate nei giorni precedenti: «Bella ciao» e «Fra' Martino». E infine, con grande sorpresa degli svizzeri, i bielorussi hanno regalato a ciascuno dei presenti un oggettino ricordo. Certo, è stato detto, saranno ricordati e chissà, magari fra 10 o 20 anni qualcuno di loro tornerà a farci visita.

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