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Concorso di scrittura dialettale

Un primo premio

di Silvia Rutigliano
21.12.2007

 

Due ragazze bregagliotte sono fra i premiati al secondo concorso di scrittura in dialetto, promosso da "La Voce delle Valli", settimanale del Grigioni italiano pubblicato a Roveredo. Delle due, Elena Giovanoli di Soglio ha vinto addirittura il primo premio nella categoria "studi superiori/formazione professionale", con il testo La galinaccia. Una segnalazione è andata invece a Daniela Ganzoni di Promontogno, che ha partecipato nella categoria «scuola secondaria e di avviamento pratico», con il testo I bundarin narr.

La prima edizione di questo concorso, che si rivolge ai giovani della valli del Grigioni italiano, era stata organizzata nel 2004, riscuotendo un certo successo di partecipazione: 75 testi erano arrivati alla giuria. Grande soddisfazione degli organizzatori quest'anno, alla seconda edizione, dove i testi esaminati sono stati più del doppio, 151! Il tema del concorso era "Ponti".

Elena Giovanoli, come hai saputo del concorso e come ti è venuto in mente di parteciparvi?
Ho saputo del concorso perché ne avevano parlato alla radio, poi mi sono informata meglio tramite internet. La parola «ponti» ha fatto riaffiorare ricordi quasi dimenticati. Della «galinaccia» con il passare degli anni mi ero quasi dimenticata. All'inizio ho scritto più per me stessa che per il concorso, poi alla fine ho deciso di spedire il racconto.

Ti ha aiutata qualcuno nella scrittura del dialetto? (perché un conto è parlarlo, un conto è scriverlo, vero?)
Ho scritto il testo da sola, poi ho chiesto ai miei genitori di rileggerlo e correggere gli eventuali errori grammaticali. Mio papà, siccome parla il "buon" dialetto di Soglio meglio di me, mi ha aiutata a cambiare qualche parola o espressione "storpiata".

Condividi la motivazione della giuria?
Credo abbiano afferrato il concetto, e di essere riuscita a trasmettere quello che volevo raccontare. Inoltre la fiaba in se stessa è molto particolare, forse si raccontava solo qui a Soglio.

La motivazione parla di una fiaba per crescere e superare la paura, ma quella della galinaccia era una storia per voi vera, e l'hai scritto ben chiaro! Credi dunque che raccontare queste cose ai bambini sia un modo per farli crescere e far passare loro la paura ...o non è esattamente il contrario?
La storia della galinaccia è come altre mille storie: credo siano molto antiche, un tempo era normale tramandarle. Oggi non si usa quasi più. Questi metodi di educazione «antiquati» avevano principalmente lo scopo di tenere i bambini lontani dai pericoli, spaventandoli, riempiendo le loro teste di frottole. Eppure funzionava, e non tutto il male vien per nuocere... Per noi la storia della galinaccia era vera, e ne eravamo spaventati, ma da piccoli si ha paura anche del San Nicolao, eppure di lui si conserva quasi sempre un ricordo piacevole, affettivo, dimenticando quanto in realtà ci facesse paura. Quindi in fondo, non ci vedo niente di male. Basta imparare la lezione...

Che cosa fai ora e quali sono le tue prospettive di studio e di lavoro?
L'anno prossimo inizierò l'apprendistato di assistente alla documentazione, nella Biblioteca Cantonale di Coira. Poi si vedrà....

Daniela Ganzoni, di Promontogno, frequenta l'ottava classe nella Scuola secondaria di Valle. Anche a lei abbiamo chiesto come è andata la sua partecipazione al concorso.

"Del concorso ci hanno parlato i maestri di italiano a scuola. Io ci ho pensato un po' su e mi sono detta che il dialetto lo conosco e allora avrei potuto provare. Non sapevo che ci fosse un argomento su cui scrivere, perciò è stato un caso che io abbia scritto la storia in cui si parla del ponte Marlun... Ho consegnato il testo al maestro, che me l'ha fatto copiare al computer, come un compito".

"Tempo dopo, ho ricevuto una lettera che mi invitava alla cerimonia a Roveredo, perché ero una delle finaliste. Sono andata con mia mamma e due nonni. Siccome non conosciamo il paese, ci siamo fatti spiegare dalla maestra Cristina, che è proprio di Roveredo, dove dovevamo andare e lei ci ha disegnato una piantina".

"Ero molto emozionata. La cerimonia è stata molto varia. Come premio ho ricevuto una maglietta, due libri e un cd di Rete Tre".

"Se mi ha aiutato qualcuno a scrivere? No... ho scritto da me. Ho solo chiesto a mia nonna come si dice "scolapasta" e lei mi ha detto che si dice "cazet furä"; poi le ho fatto leggere il testo, ma non ha trovato niente da correggere".




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