Qui la Bregaglia

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Diplomatico minacciato dai soldati
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la Svizzera chiede spiegazioni a Israele
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La Regione Ticino |
26.5.2006 |
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Berna – Andrea Semadeni, rappresentante elvetico presso l'Autorità nazionale palestinese, è stato fermato a un posto di blocco e minacciato da soldati israeliani. Lo ha indicato il Dipartimento federale degli affari esteri (Dafe) confermando una notizia pubblicata ieri dalla NZZ am Sonntag. Il Dfae in una lettera alle autorità israeliane ha chiesto chiarimenti, ha riferito all'Ats il portavoce Jean-Philippe Jeannerat. Nella richiesta si parla di azioni sproporzionate.
Stando alla ricostruzione dei fatti, avvenuti circa dieci giorni fa, i soldati avrebbero violato le regole che valgono per i veicoli con targhe diplomatiche. Avrebbero trattenuto per venti minuti Semadeni a un posto di controllo in Cisgiordania senza fornirgli spiegazioni e ciò benché la sua auto avesse imboccato la corsia riservata alle vetture dei diplomatici e con targhe israeliane. Alla fine Semadeni ha fatto dietrofront e si à diretto verso la sua destinazione utilizzando un'altra strada.
Per Jeannerat, i soldati volevano far paura a Semadeni. Il portavoce non ha però precisato che cosa sia effettivamente accaduto. Non vi è stato contatto fisico tra i soldati e il diplomatico. Questi non è stato nemmeno obbligato a scendere dalla sua automobile. Casi simili non sono rari in questa regione. Recentemente, una giornalista della Neue Zürcher Zeitung è stata sottoposta a pratiche umilianti quando ha attraversato la frontiera fra la striscia di Gaza e lo Stato ebraico. Per protestare contro il moltiplicarsi di simili episodi di intimidazione ieri a Gaza diversi giornalisti hanno inscenato una manifestazione.
Un altro fatto simile a quello accaduto ad Andrea Semadeni ha per protagonista un altro diplomatico elvetico. Nel 2003, l'auto del predecessore di Semadeni, Jean-Jacques Joris, era stata presa a fucilate da soldati israeliani al posto di blocco
di Erez. Lo stato di Israele si era scusato, senza però indicare le ragioni che avevano spinto le forze di sicurezza a fare fuoco.
Articolo apparso su "La Regione Ticino", 22.5.2006

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