Durante il mese di aprile presso il Centro Informatico Bregaglia e presso la Scuola professionale di Poschiavo (martedì scorso 19 aprile) si è svolta una serata incentrata sul fenomeno Facebook:
"Mio figlio usa Facebook, ma è pericoloso? Mia figlia entra in Facebook, ma che cosa fa?"
Nei 4 appuntamenti, ideati dall'Ufficio di sviluppo, ad oltre 100 partecipanti (composti da genitori e docenti) il relatore-insegnante bregagliotto Patrik Giovanoli ha sviluppato il suo tema per circa due ore.
Quali i contenuti?
- Introduzione
- Preistoria
- Cosa è?
- Come registrarsi
- Come funziona
- Come è usato dai giovani
- Chi ne fa uso
- Aziende e non solo
- Condizioni e Privacy
- Utilità e pericoli
- La scuola ed i genitori
Leggi i contenuti della conferenza al seguente Blog (il materiale è disponibile fino al 30.4.2011): conoscerefacebook.blogspot.com
IL BERNINA ha posto alcune domande al relatore Patrik Giovanoli:
È quindi stata la volta di Arno Zanetti, direttore delle Scuole comunali di Poschiavo:
Infine IL BERNINA si è rivolto ad un genitore che ha seguito la conferenza:
Facebook: 600'000'000 di iscritti nel mondo alla ricerca di opportunità, di socialità e al cospetto di possibili contrattempi, problemi e seccature. È una ''nazione'' che non prevede né centri né periferie. Anche molti valposchiavini sono presenti quotidianamente su Facebook.
Cambiano modalità e tecnologie, non cambia la sostanza
Siamo al cospetto di un fenomeno importante, quasi epocale. Facebook sostituisce la piazza del paese, l'osteria, il bar. Mi verrebbe da scrivere "una piazza virtuale" sostituisce "una piazza reale", ma non è così. Facebook è una realtà concreta. La comunicazione è soltanto mediata dal computer o dal telefono cellulare di nuova generazione. Uomini e donne di questo mondo sono esseri sociali; sono assetati di socialità e Facebook rappresenta una soluzione praticabile, seppur discutibile; è una modalità che non considera più centro e periferia, che cancella le distanze e i tempi. Basta usarlo bene, con prudenza e spirito critico. Perciò occorre aiutare, assistere e accompagnare chi è più debole, chi è più vulnerabile, affinché la comunicazione permessa dalle nuove tecnologie diventi un'opportunità positiva e non un'esperienza traumatica.
E chi teme la violenza, le molestie, gli abusi sui minori, ha certamente ragione, ma guai a demonizzare Facebook e i social network (reti sociali) in genere. Circa tre quarti delle violenze in Svizzera avvengono sempre ancora fra le mura domestiche. Le violenze, gli atti di pedofilia, gli abusi sessuali verificatisi in passato anche nella nostra cara e bella Valposchiavo non vanno dimenticati.
Parliamone ai giovani, sfatiamo questi tabù. In tale modo saranno vigili con il parente, il conoscente e il vicino di casa, e di conseguenza lo saranno anche con chi vuole adescarli tramite la rete delle reti. Cambiano modalità e tecnologie, non cambia la sostanza.